Sette giorni, 168 ore.

/ domenica 3 novembre 2013 /
Una settimana. Ho solo una settimana di tempo per trovare quello spazio che sto cercando di ritagliarmi da quasi un mese.
Una settimana, e poi ricompro il biglietto di ritorno. Ritorno a cosa? A quella vita da cui avevo tentato di scappare. E lascio questa in standby.
Buffo, come, appena arrivata in questa stanza, il mio desiderio immediato fosse stato quello di tornare. Primordiale, il bisogno di essere dove si conosce tutto e tutti. Ma poi si va avanti, ci si abitua al nuovo e al diverso, ed il bisogno si complica. Diventa volontà di rimanere, di vedere quel sogno concreto, ben afferrato nella mano, non più una nuvoletta di fumo che passa e si fa beffa di te.
Una settimana e sentirò che tutto questo è stato vano, che ci ho provato ed è andata male. Sì, "almeno ci ho provato". Peccato però che io volevo riuscirci. Non mi bastano le cose a metà, non mi bastano i tentativi. Ho bisogno di qualcosa in più. Questa volta, solo questa.
Le speranze volano, ed ogni volta che aprono le ali così disperatamente, vedo già la loro caduta. Lo spazio è troppo, non ce la fanno. Evitano le prime frecce, ma prima o poi la punta le colpisce, e vanno giù.
Non voglio vederle andare giù. Non ce la faccio.

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Twenty years old. Born in Rome, but lives in London. My name was supposed to be Andrea, but back in 1994 it was exclusively a male name. I write. I write to escape, to travel, I write to live. I love England. I love music, books and John Keats. I describe myself as cynical and objective, but my favourite literature period is Romanticism. I'm the girl in the dress, because Taylor Swift describes me perfectly.

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Diciannove anni, maturata. Lei si sarebbe dovuta chiamare Andrea, ma nel 1994 non era considerato un nome adatto ad una bambina. Scrive. Scrive per viaggiare, scrive per fuggire, scrive per andare in contro al mondo. Ama l'Inghilterra. Ama la musica, e ama i libri. Ama John Keats. Si definisce cinica e oggettiva, ma il Romanticismo è il periodo che più l'affascina. E' la ragazza con il vestito, perché Taylor Swift la descrive così dannatamente bene.
 
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