Sette giorni, 168 ore.

/ domenica 3 novembre 2013 /
Una settimana. Ho solo una settimana di tempo per trovare quello spazio che sto cercando di ritagliarmi da quasi un mese.
Una settimana, e poi ricompro il biglietto di ritorno. Ritorno a cosa? A quella vita da cui avevo tentato di scappare. E lascio questa in standby.
Buffo, come, appena arrivata in questa stanza, il mio desiderio immediato fosse stato quello di tornare. Primordiale, il bisogno di essere dove si conosce tutto e tutti. Ma poi si va avanti, ci si abitua al nuovo e al diverso, ed il bisogno si complica. Diventa volontà di rimanere, di vedere quel sogno concreto, ben afferrato nella mano, non più una nuvoletta di fumo che passa e si fa beffa di te.
Una settimana e sentirò che tutto questo è stato vano, che ci ho provato ed è andata male. Sì, "almeno ci ho provato". Peccato però che io volevo riuscirci. Non mi bastano le cose a metà, non mi bastano i tentativi. Ho bisogno di qualcosa in più. Questa volta, solo questa.
Le speranze volano, ed ogni volta che aprono le ali così disperatamente, vedo già la loro caduta. Lo spazio è troppo, non ce la fanno. Evitano le prime frecce, ma prima o poi la punta le colpisce, e vanno giù.
Non voglio vederle andare giù. Non ce la faccio.

Je pense, donc je suis.

/ martedì 29 ottobre 2013 /
Green Park, London.
Photo taken by me.
Oggi mi sono concessa di reinnamorarmi di questa città, che negli ultimi giorni mi ha dato filo da torcere. Ho voluto fermarmi un attimo in più a Piccadilly Circus, sorridere per la presenza di un Darth Vader in posa per una foto con un fan. Ho camminato, per le strade e per i parchi. Mi sono guardata attorno indossando di nuovo gli occhi del mio primo giorno a Londra. Cos'è che tre anni fa mi era entrato dentro e non se n'è più andato? Sono troppi giorni che lo dimentico, sempre più incline a vedere Londra come una sorta di antagonista, l'ostacolo ai miei progetti, ai miei sogni. Perché non tutto è facile, qui. Ma non per questo dovrebbe essere meno bello.
Mi sono seduta su una panchina di Green Park, oggi, ed ho osservato la gente. I gruppi di amici in cerca di un posto dove sedersi, una coppia che se n'è infischiata della terra umida dalla tempesta del giorno precedente e si è costruita un po' di privacy nel mezzo del niente. E poi c'erano i bambini che giocavano con le foglie cadute, un uomo che scacciava piccioni, ragni che si arrampicavano su per il mio braccio e scoiattoli in cerca di cibo. C'era tutto questo, e anche di più.
Ho voluto regalarmi un momento, un'immagine nella mia testa che è sempre stata legata alla vita che sto inseguendo. Mi sono seduta su una panchina, ho aperto quell'insieme di parole stampate che sono fuoriuscite dalla mente di George R.R. Martin, e ho letto di Tyrion Lannister e Bran Stark.
Londra non è stata, per me oggi, solo quell'intrico di vie da percorrere velocemente con tanti fogli in mano con il tuo nome sopra. E' stata quella di tre anni fa, la magia dei sorrisi della gente e del sole tra le foglie autunnali.

Lavoro, quello sconosciuto.

/ sabato 26 ottobre 2013 /
E' difficile iniziare a vivere da soli. E' ancora più difficile se lo fai in una capitale straniera. Senza un lavoro, poi, tutto questo sembra addirittura impossibile. Ma vai avanti lo stesso.
Sono passate nemmeno due settimane da quando ho iniziato a girare per i negozi e dare il mio CV, ed è già cambiato molto da allora. Ora ho un indirizzo ed un numero di telefono inglese. Ora ho due prove pratiche alle spalle, e sempre meno forza d'animo per continuare a cercare. Ma, come ho già detto, si va avanti, perché il lavoro serve. Rende indipendente, per scelta o per bisogno. Io ho scelto di aver bisogno di un lavoro.
Trovandosi nella situazione di dover fare i conti con piatti sporchi, clientela e cibo messicano, però, ho scoperto una nuova caratteristica di me stessa: non sono portata per i lavoro fisici. Probabilmente l'ho sempre saputo, io sono una ragazza che organizza, coordina alla perfezione. Datele un obiettivo, datele un team, e avrete un risultato eccellente. Ma datele in mano un mestolo e mettetele davanti un contenitore riempito di salsa piccante, e sperate per il meglio.
Ma un lavoro rimane un lavoro, i soldi servono anche a chi non è sicuro di poter riuscire a lavare piatti alla velocità della luce. Prima o poi, ci riuscirà comunque. La motivazione c'è, ed è quella la cosa più importante quando si cerca qualcosa. Qualunque cosa essa sia.

Tra Rochester e Londra, una sognatrice itinerante.

/ mercoledì 23 ottobre 2013 /
Ho passato l'ultima settimana e mezza a chiedermi se abbia fatto la scelta giusta. Se trasferirmi significhi davvero un passo avanti verso i miei sogni, o un passo di lato verso una fantasia. Sto ancora cercando la risposta.
Rochester, Kent.
Photo taken by me.
Sono arrivata in Inghilterra l'11 Ottobre, a Rochester per le sette di sera. Ho sfruttato il weekend per guardarmi un po' in giro, per capire dove fossi e chi avessi intorno. E poi ho ritrovato i miei amici, quelli che avevo lasciato solo quattro giorni prima, e quelli con cui non parlavo da prima dell'estate. Ho trovato nuove persone, nuove risate, nuovi scherzi e nuove preoccupazioni. E mi sono lasciata prendere da tutto questo anche io, mostrandomi una volta tanto per quella che sono senza timore, accettando di essere accettata.
Intanto, alternavo i momenti di spensieratezza a quelli di ricerca. Ricerca di un lavoro, di una casa, di uno spazio in questa immensa Londra. Quello spazio che ho sempre sentito quando venivo qui, quello che non avevo mai sentito a Roma. Ma quello spazio era momentaneo, lo spazio di chi viaggia e torna a casa. Io volevo uno spazio permanente, un'impronta che non svanisse appena la marea tornava a riva.
Londra.
Photo taken by me.
Ho trovato una stanza, in uno dei posti dove pare che qualche anno fa la criminalità non fosse da sottovalutare. Oggi scrivo proprio da lì, e fuori le sirene della polizia corrono come il vento.
Sto spuntando una ad una quelle cose che mi ero ripromessa di fare, che sarebbero costate tentativi, stress e tempo. Se li è presi tutti, Londra. Lei, la città che ho sempre voluto sentire mia, la città dove tutto sembrava essere possibile. Non so se fosse solo un sogno disperato, mera fantasia, o forse qualcosa di vero in tutto quello che sentivo c'era. Lo scoprirò nel giro di un mese, probabilmente. Il tempo cambia le giornate inaspettatamente, così come le giornate vengono cambiate dal tempo.
Ho un tetto sopra la testa, non di quelli duraturi, fragile. Ho la possibilità di mettermi in mostra, di far vedere quello che so fare e quanto voglio quello spazio. Ma è dura, sì che è dura. Perché quando non vedi l'ora di tornare a casa, scopri che la casa non la hai. Scopri che quello che chiamavi "casa", non erano due lenzuola e un cuscino. Era la gente, era la sensazione di calore che solo il sentirsi a proprio agio in un luogo può dare.
E' questo quello di cui ho paura adesso. Di non poter mai chiamare Londra "casa".

#2 Random Thoughts.

/ mercoledì 2 ottobre 2013 /
"Brushing my hair, do I look perfect?"
E' la frase di una canzone di Jessie J, Who You Are, ed esprime perfettamente la presa di coscienza che sto sperimentando nelle ultime ore.
Sono sempre stata la prima a credere che l'aspetto non è tutto, che per essere belle, non sia necessario appartenere a certi canoni. La falsità con la quale mi circondavo mi ha stupita.
Ho sempre avuto in testa una particolare immagine di me stessa, nel futuro. Sin da quando ero bambina, avevo l'idea di poter essere questa ragazza bionda, piena di amici e, perché no, un bel ragazzo con cui condividere le prime emozioni. E' una fantasia che mi ha sempre seguita, allontanandomi sempre di più dalla realtà. Da un certo punto di vista, mi aiutava anche ad accettare quello che era il presente, sperando in un "futuro migliore". Ed è qualcosa che continuo a fare, un'abitudine involontaria che mi segue prima di addormentarmi, quando gli occhi si chiudono ed il domani diventa qualsiasi cosa io voglia. Ma è sempre stato qualcosa di sbagliato, e che mi ha impedito di accettarmi veramente per quella che sono, facendomi credere che dovessi realizzare questa bella immagine di me stessa per essere felice. E oggi ci sono inciampata, in questa ridicola immagine, e sono caduta. Sto ancora cadendo, aspettando che qualcuno mi prenda tra le braccia e mi aiuti a rialzarmi. Quel qualcuno devo essere io.
Ognuno di noi ha nella testa quello che vorrebbe essere, e non c'è errore più grave. Ci uccidiamo, uccidiamo chi siamo per tentare di essere qualcuno che non saremo mai. Dov'è il bello in tutto ciò? Dov'è il giusto?
Fa bene avere degli obiettivi, delle ambizioni, anche lavorare su se stessi è importante, se non si sta bene. Ma deve essere un lavoro sano, costruttivo, naturale. E' quando vorremmo cambiare qualcosa che è naturalmente così, che sbagliamo.
E' una consapevolezza che sto raggiungendo piano piano, e che richiederà tanto lavoro per ottenerla davvero. Ma oggi, per la prima volta, tenterò di non combattere lo specchio, di non dichiarare guerra a quella parte di me stessa che non mi piace.

I'm a writer, not a fighter.

/ martedì 1 ottobre 2013 /
Il futuro è qualcosa che mi ha sempre spaventata, soprattutto quando so di non averne il controllo. E questa è una di quelle volte. Non so dove sarò tra un mese, non so nemmeno dove sarò tra quindici giorni. So che ho un biglietto di sola andata per una città dove mi sono sempre sentita a mio agio, e dove ho sempre sognato di vivere. Ma dopo cosa succede? Il non sapere mi terrorizza, mi blocca, mi impedisce di pensare. E per una persona che, come me, pensa anche troppo, non è sempre un bene non riuscire a stare da sola con se stessa.
Ho sempre reagito male all'inaspettato. Tentavo di allontanarlo, impaurita dall'eventualità che le cose potessero andare male. Meglio ignorare quello che non si sa, perché sapere potrebbe rivelarsi pericoloso. Questa volta, però, voglio provare a prenderlo per mano, questo inaspettato. Lasciarmi guidare, senza però far finta che non esista. Mi ci aggrappo, all'inaspettato, lo prendo di petto. Gli chiedo di darmi quello che voglio, gli dimostro che sono pronta a mettermi in gioco.
"Stuck in Love"
(http://weheartit.com/MellarksWife)
Ultimamente la frase "scrivere è il mio destino" è uscita fuori dalla mia mente, e l'inchiostro l'ha rinchiusa in una pagina. Non credo nel destino, ma se ci credessi affermerei senza paura che se non fossi una scrittrice, non so cosa farei del resto della mia vita. Non ho mai avuto il coraggio di ammetterlo, prima di adesso. Ma voglio osservare il mondo, le persone. Nella mia testa ci sono tante parole e tante situazioni che vogliono uscire fuori, vogliono essere stampate, indelebili, anche nelle menti degli altri. Sull'autobus guardo due persone e nasce una storia. Osservo ogni cosa lasciandomi trasportare in un mondo che non è sempre il mio. Molto spesso sono convinta di essere mal interpretata, quando i miei occhi restano intrappolati da un'altra persona, dal suo modo di fare o di vestire. Le piccole cose hanno tanto da dire, e io voglio aiutarle ad emergere.
Tutto è iniziato da questo blog, che rappresenta una sorta di avventura. E continuerà attraverso un altro blog, dove l'avventura sarà diversa, ma pur sempre un allenamento a quello che voglio davvero.
Corro in contro al mio destino -An anglophile('s) Scrapbook .

Un mare di the all'arancia e alla cannella.

/ venerdì 27 settembre 2013 /
Sì, quella è la mia ridicola tazza rosa con strass applicati. No, la mia tazza non mi piace, ma il the all'arancia e alla cannela sì. Tanto.
Sono un cliché, dal bere il the prima di andare a dormire, alla procrastinazione ogni volta che arriva il momento di pensare concretamente a qualcosa.
Ma il concreto fa paura, e le liste rendono tutto più reale.
Mia madre che mi ripete "Fai una lista delle cose che ti servono prima di partire, su. Non fare come al solito, tutto all'ultimo momento". Ma io non lo faccio apposta, o forse un po' sì. Ma non perché non mi va, come pensa lei. Rimando le liste, perché sono ansiosa, nel bene e nel male. Ci tengo troppo, a partire, ma allo stesso tempo mi terrorizza. E quindi ignoro tutto e tutti.
Però ieri ho fatto la lista, perché ho contato. 14 giorni prima della partenza. Quattordici. Due settimane. E poi? E poi il mare, oscuro e indefinito. Conoscibile solo se lo si naviga attentamente. Così mi sono armata di cappello da capitano, e ho fatto una lista.



#1 Random thoughts.

/ mercoledì 25 settembre 2013 /
Chi ha inventato la frase "i soldi non fanno la felicità", mentiva, e probabilmente era ricco.
Veniamo cresciuti con valori troppo ampi e generali, valori che non ci spiegano come la vita di tutti i giorni vada veramente vissuta. Di fronte ad una scelta, ci troviamo così persi e senza indizi su quale sia la giusta via da prendere. E camminiamo, credendo di sapere, ma non per davvero. Perdendoci, chiediamo aiuto, perché quelle piccole nozioni che tutti ripetono non ci bastano mai. Ci serve quel consiglio diverso, quello che non assomiglia a nessun cliché, a nessuna frase fatta. Un consiglio con delle linee definite, quasi palpabile.
"I soldi non fanno la felicità", è vapore nell'aria. C'è, lo puoi vedere, ti accorgi della sua presenza, ma non lo puoi toccare. E poi svanisce.
Allora ti accorgi che i soldi non creano davvero la felicità, che questa fa parte di un piano diverso e non è qualcosa che si raggiunge, è qualcosa che c'è e basta, e dure un attimo. Però i soldi aiutano, aiutano a raggiungere quel benessere che spesso confondiamo con la felicità.
Quindi non ditemi che i soldi sono inutili, non provate a farmi credere che il benessere a cui ognuno di noi ambisce sia possibile a prescindere dal tuo conto in banca. Perché se anche ti servono all'inizio, anche solo per un biglietto aereo, per dare il via a quel qualcosa che stai cercando, i soldi aiutano. Tanto.

London will call me a stranger.

/ sabato 21 settembre 2013 /
11 Ottobre. E' il giorno in cui prenderò per la prima volta un aereo da sola, in cui avrò per la prima volta solo me stessa, contro una città che credo di conoscere, ma che mi riserverà sorprese che non oso nemmeno immaginare. E poi tutto cambierà.
Non so bene se essere più spaventata o più elettrizzata dal fatto che sto per affrontare la sfida più grande che mi si sia mai presentata davanti. Ed è stata una mia scelta.
Trafalgar Square, photo taken by me.
"Un passo per volta", si dice. Devo ricordarmelo.
E intanto passo il tempo a non fare nulla, e sento il bisogno di iniziare qualcosa di nuovo. Sì, sono preoccupante. C'è un bel mucchio di cose nuove proprio dietro l'angolo, eppure adesso mi annoio.
Allora ho iniziato un progetto, che per il momento trova luogo solo nella mia testa. Ho tante passioni: libri, musica, cinema, make up, e ho deciso di unirle tutte insieme. Le metto tutte in una scatola e le chiude per bene con un nastro che prenderà la forma di un blog, in inglese. An anglophile('s) Scrapbook, nascerà a breve. E chissà, magari per una volta questo progetto lo porterò a termine.
Londra è sempre più vicina.

Tra l'Abruzzo, Catelyn Stark e Teen Wolf.

/ lunedì 2 settembre 2013 /
Campo di Giove, Abruzzo.
Photo taken by me.
 Non ho mai amato particolarmente l'estate. Non mi piace il caldo, l'afa, la cappa che ricopre ogni vicolo di Roma, il sole che ti picchia in testa così prepotentemente da farti venire un atroce mal di testa. Nulla di tutto questo è piacevole, per me.
Ma. C'è un "ma" quest'anno, ed è rappresentato dalle piacevoli serate rinfrescanti passate in Abruzzo, in compagnia di amici, stelle, boschi e animagus - sì, eravamo convinti che il cane randagio che era solito gironzolare per il paese fosse, in realtà, il sindaco, patrono della città. Ma, come si suol dire, questa è un'altra storia.

by http://weheartit.com/akhaleesi
 E l'estate è anche il periodo in cui ho più tempo libero che nel resto dell'anno, ovviamente. E tempo libero significa libri e serie tv. Quest'anno, specialmente, si è tradotto nella famigerata saga di A Song of Ice and Fire  e quella bella rivelazione che è stata, per me, Teen Wolf. Qual è quella parola che popola tanto il web, e, soprattutto, Tumblr? Ah, già: fandom. Sono troppi, i miei. Potrei parlare per ore ed ore di quanto posso trovare petulante ed esasperante Catelyn Stark, e di come il suo odio per un certo bastardo non faccia che peggiorare i miei sentimenti per lei. 



by http://weheartit.com/jade_giacobbo
Spoiler alert: il Red Wedding è stato bello solo per la sua fine. E dedico giusto due righe a Dylan O'Brien e Daniel Sharman. Teen Wolf non sarebbe quello che è senza di loro. Sono l'equilibrio perfetto tra il saper far ridere, con tempi comici notevoli, e la capacità di emozionarti. Non è così facile che un teen drama possa piacermi così tanto. Di solito, li vedo giusto per il piacere di vedere qualcosa di leggero e con un pizzico di mistero, che poi si rivela essere scontato al 99%. Spero la quarta serie sappia sorprendermi, perché non sono stata così entusiasta della terza.


E poi l'estate è finita. Volata via, iniziata in ritardo per me, come per tutti quelli che hanno dovuto sostenere i temuti esami di maturità. Ma sono volati anche quelli. Vola tutto così facilmente, di questi tempi.
E' tempo di confermare le proprie scelte, ora. E io ho già fatto gran parte del lavoro, l'ufficializzazione arriverà nei prossimi giorni. Paura, tanta. Perché lasciare tutto sta risultando un po' difficile, e non avere la certezza che tutto vada per il meglio al di là della Manica aumenta la tachicardia data dall'ansia. Quindi faccio un po' per volta, e piano piano mi avvicino. Ottobre, sei dietro l'angolo, lo so. Ti vedo fare capolino nella mia vita, timidamente. Ma sei così imponente, non posso non vederti, nemmeno al buio.


Una piccola presentazione di me.

/ domenica 1 settembre 2013 /
Westminster Abbey, photo taken by me.
Shakespeare è stato più presente nella mia vita di quanto me ne fossi resa conto. Fino ad ora, per lo meno.
Take Pains; Be Perfect. Atto 1, Scena 2 di "Sogno di una Notte di Mezza Estate".
Non credo nella perfezione. O meglio, credo che la perfezione risieda nell'imperfezione. Se non ci sono imperfezioni, non è reale. Qualche cicatrice la portiamo tutti, un graffio è simbolo di vita, dell'aver vissuto. Sei usato, non più nuovo di zecca. Hai qualcosa da raccontare.
Io di graffi ne ho tanti e ne voglio ancora. E qui è collocata la citazione che ho usato per dare voce a questo blog. L'impegno, la costruzione mattone dopo mattone dell'enorme scala che ti porterà dove vuoi andare. Il sudore, i pianti, le risate. Sono come la calce che tiene uniti quei mattoni. 
Credo nello sforzo di voler lottare per ottenere e per migliorare. Sono diciannove anni che ci credo, e neanche di questo me ne sono mai resa conto. E' un po' alla base di me stessa, ed è ironico come la "base" sia la parte di noi di cui ci accorgiamo raramente, su cui contiamo senza nemmeno saperlo.
Mi chiamano Andrea, ho diciannove anni e mi sono appena diplomata. Sono inciampata in Shakespeare nel mio secondo anno di Liceo, l'ho raccolto e l'ho custodito gelosamente, portandomelo fino alla maturità. Sono di Roma, ma non vi appartengo. La mia città l'ho scoperta il 23 Settembre 2010, quando ho odorato Londra per la prima volta, e tre anni dopo ho intenzione di tornarci. Senza biglietto di ritorno, questa volta.

Informazioni personali

La mia foto
Twenty years old. Born in Rome, but lives in London. My name was supposed to be Andrea, but back in 1994 it was exclusively a male name. I write. I write to escape, to travel, I write to live. I love England. I love music, books and John Keats. I describe myself as cynical and objective, but my favourite literature period is Romanticism. I'm the girl in the dress, because Taylor Swift describes me perfectly.

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Diciannove anni, maturata. Lei si sarebbe dovuta chiamare Andrea, ma nel 1994 non era considerato un nome adatto ad una bambina. Scrive. Scrive per viaggiare, scrive per fuggire, scrive per andare in contro al mondo. Ama l'Inghilterra. Ama la musica, e ama i libri. Ama John Keats. Si definisce cinica e oggettiva, ma il Romanticismo è il periodo che più l'affascina. E' la ragazza con il vestito, perché Taylor Swift la descrive così dannatamente bene.
 
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